Calabrisella mia

Calabria e dintorni
lunedì, 26 novembre 2007

STORIA

di un business mancato

Il peperoncino piccante era usato come alimento fin dai tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che era conosciuto in Messico 9.000 anni fa e già nel 5.500 a.C. era presente in quelle zone come pianta coltivata.

Una precisa testimonianza la troviamo nella biografia di Montezuma, ultimo signore degli Aztechi, che mentre era prigioniero di Cortez, passava il tempo scherzando con le sue concubine mangiando pietanze con peperoncino rosso.

In Europa il peperoncino è arrivato con Cristoforo Colombo che l'ha portato dalle Americhe. Ma prima di quella data si era già diffuso in Asia e Africa "per vie diverse da quelle dei bianchi".

Vinigi Grottanelli, infatti, ricorda che "alcune spezie ebbero una spiccata fortuna presso molti popoli lontanissimi e del tutto diversi gli uni dagli altri, dando luogo a fenomeni di diffusione in gran parte estranei alle correnti mercantili dei bianchi. Un esempio tipico è offerto dalla più piccante fra tutte le spezie nata da noi come pepe di Cajenna o paprika (capsicum frute-scens): originaria dell'America tropicale e conosciuta quindi nel vecchio mondo prima della scoperta, questa spezia fu precocemente trasportata e trapiantata in Asia e Africa ove si propagò da una tribù all'altra con tanto successo da esservi considerata come ingrediente della cucina tradizionale allorquando gli Europei penetrarono più tardi in queste regioni".

Sul diario di bordo della prima spedizione di Colombo, Bartolomeo de Las Casas scriveva: "La spezia che essi mangiano è abbondante e più importante del pepe nero ...".

Chanca di Siviglia, medico di bordo della flotta di Colombo, notò con meraviglia che gli indigeni si cibavano di una spezia piccantissima che chiamavano agi. Era peperoncino, e lo portò in Europa dove avrebbe avuto rapida diffusione, conosciuto fin dall'inizio come "pepe delle Indie".

Come si vede, tutti i primi riferimenti storici al peperoncino sono legati al concetto di "spezia". La sua storia invece si realizzò seguendo vie diverse da quelle delle spezie raffinate e costose.

Il successo fu immediato ma non ci furono i risultati economici che si aspettavano. Il peperoncino, facilmente coltivabile dappertutto, si acclimatò benissimo nel vecchio continente. Con grande delusione dei Reali di Spagna che videro cadere i loro sogni di prosperosi guadagni.

Così mentre Spagna, Portogallo, Olanda e Inghilterra litigavano per accaparrarsi le "spezie" vere e proprie, quelle che attecchivano e crescevano solo nei paesi di origine, il peperoncino facilmente coltivabile in ogni posto, imbocca una strada tutta sua. Diventa quasi subito la droga dei poveri, di tutti quelli che non potevano permettersi le costosissime spezie orientali.

L'obiettivo si realizza in pochi anni. Nel Cinquecento questo destino particolare è già conosciuto e teorizzato.

Nicolò Monardes, autore di un famoso trattato del Cinquecento sulle "cose che vengono portate dalle Indie Occidentali pertinenti all'uso della medicina", scrive che il peperoncino si usa esattamente come le spezie aromatiche "che si portano dalle Molucche". E aggiunge che la differenza è che "quelle costano molti ducati, et quest'altre non costa altro che seminarle".

Niente business quindi. Un destino popolare e democratico che in pochissimo tempo diffonde il peperoncino in tutto il mondo, soprattutto tra le popolazioni povere con regimi alimentari monotoni, carenti di proteine.

Col peperoncino i Messicani impararono ad insaporire le tortillas, gli Africani la manioca, gli Asiatici il riso. In Italia, soprattutto i meridionali e in special modo i calabresi hanno reso più vivace e gradevole una cucina povera, vegetariana, fatta di ingredienti umili e di pochissima carne.

www.peperoncino.org

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categorie: tipicit, peperoncinopiccante
martedì, 13 novembre 2007

I mostacciuoli di Soriano Calabro (Vibo Valentia)



I mostaccioli - o, meglio, in dialetto calabro: "mustazzola" - sono biscotti a pasta piuttosto dura a base di farina, miele d'arancio e mosto cotto. Hanno le forme più svariate e sono decorati da carta stagnola colorata. Sono dei dolci tipici calabresi, che ancora oggi vengono prodotti nella zona di Soriano Calabro in provincia di Vibo Valentia. Pare che il nome derivi da "mustacea", una antica focaccia per sponsali preparata mescolando farina, mosto cotto, un condimento grasso, cacio, anice, cotta sopra foglie di lauro.


Alla loro diffusione in quella zona è legata una leggenda popolare secondo cui un monaco misterioso comparso improvvisamente e poi sparito li avrebbe offerti alla popolazione affamata di Soriano. Da qui, la convinzione che questi biscotti fossero un regalo di San Domenico, da allora protettore dei "mostazzolari", e il cui santuario di Soriano era, prima della distruzione a causa di un terremoto, meta di costanti pellegrinaggi. Grazie a questa leggenda, questi biscotti hanno assunto anche un significato religioso. Realizzati sotto forma di figure animali o parti del corpo umano venivano offerti come ex voto, alle chiese della zona, dove ancora oggi si possono ammirare .


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categorie: cucina, tradizioni
giovedì, 08 novembre 2007

Chiantu de l'emigranti

(Pianto dell'emigrante)

Anni '40 - Brasile

Strada mia abbandunata, mo te lassu
chiagnennu me ne vaju le vie vie.
O quanti passi che da tia m'arrassu,
tante funtane faru l'uocchie mie.

Nun so' funtane, no, ma fele e tassu,
tassu che m'entassau la vita mia.
Io partu pe' l'America luntana,
nun sacciu adduje me porta la fortuna.

O Sant'Antuone mio fallo venire
e non mi fa' pigliare cchiu de pena!


Anni '20 - Stati Uniti


Traduzione

Strada mia abbandonata, ora ti lascio
piangendo me ne vado lungo la via.
Oh, quanti passi da te m'allontano
tante fontane fanno i miei occhi.

Non sono fontane, no, ma fiele e veleno
veleno che m'ha avvelenato la vita
Io parto per l'America lontana,
non so dove mi porta la fortuna.

O Sant'Antonio mio, fallo tornare
e non mi dare altro dolore!

 

1950- Porto di Rio de Janeiro

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categorie: canzoni, emigrazione
domenica, 04 novembre 2007

Parmigiana di melanzane

Ingredienti

600 gr di melanzane
farina bianca
due uova
salsa di pomodoro
100 gr di mozzarella (o caciocavallo silano)
100 gr di formaggio parmigiano grattugiato
50 gr di salsiccia (fresca)
olio extravergine d'oliva
sale


Preparazione

Pulire le melanzane, poi affettarle molto sottilmente, passare le fette nella farina e nell'uovo e friggerle in olio. Sul fondo di una teglia da forno stendere un sottile strato di salsa di pomodoro, quindi disporre uno strato di melanzane; coprire con mozzarella e salsiccia sbriciolate, irrorare di salsa, parmigiano e disporre un altro strato di melanzane, continuare fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con uno strato di melanzane. Coprire di salsa e parmigiano e cuocere in forno caldo fino a che lo strato superiore sarà crostato.


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categorie: ricette, cucina
sabato, 03 novembre 2007

Sembra un'esagerazione l'imitazione di Albanese ma non tanto improbabile! Comunque sia, lo trovo troppo divertente. E' un istrione irresistibile.
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categorie: macchiette
venerdì, 02 novembre 2007

La gastronomia della Sila

La Sila è un altopiano ricco di abeti e pini, laghi e pascoli, boschi fittissimi e un clima d'alta montagna a pochi chilometri dai mari Tirreno e Ionio.

La gastronomia tradizionale di questo splendido territorio e' legata ad un mondo contadino che esprimeva la propria semplicità anche attraverso le abitudini culinarie.

E' una zona ricchissima di funghi di diverse varietà che vengono cucinati in vario modo per lo più assieme alla carne. Il più tipico dei funghi silani è il Lactarius delicius, detto "rossitto", poichè possiede un colore rosato, che viene cotto arrostito sulla brace con aglio e pancetta.

Grande importanza riveste nella gastronomia della Sila: il formaggio  la cui produzione si collega all'abbondante allevamento del bestiame. I formaggi silani hanno una pasta saporita apprezzata ovunque poiché frutto di un processo di lavorazione che ancora tende alla qualità.

Questo formaggio nasce da latte freschissimo e il più tipico del territorio è indubbiamente il Caciocavallo Silano che è un formaggio semiduro a pasta filata, prodotto con latte vaccino dalla forma ovale o tronco-conica.

Dal gusto inconfondibile, il caciocavallo Silano, acquisiti i caratteri ottimali della stagionatura, grazie al clima dei maestosi rilievi della Sila, è indicato per la dieta dei bambini e degli anziani visto l'alto valore nutritivo. Consumato fresco o stagionato, grattugiato o fuso, è divenuto nel tempo protagonista della tavola nella dieta mediterranea.

Nella cucina silana fondamentali sono le carni, soprattutto di maiale oltre che di agnello, capretto e cinghiale, di cui la zona è ricca. Dalla lavorazione del maiale escono fuori prelibati prodotti conosciuti in tutta Italia, i capicolli, le saporite salcicce e soppressate e non ultimi i magri prosciutti.
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categorie: cucina, tipicitÃ