Nei miei ricordi d'infanzia risiedono feste antiche in paesini montagnosi in cui donne fiere attendevano fiduciose per poter sfoggiare orgogliosamente i loro abiti tradizionali. Mi incantavo, piccola e traballante, nel rimirare quelle gonne gonfie, una sull'altra sbuffavano sulle ginocchia affaticate delle storiche femmine del paese. Era un gioco, una giostra, una girandola di colori e profumi. Le noccioline tostate, in torroncini pigiate, erompevano nelle narici rendendo vana ogni resistenza alla goduria infantile di pasticciarsi le mani con il miele odoroso. E la mano della mamma che ti teneva stretta per paura di perderti nella folla. Ed il viso di papà che ti chiama perchè ha scorto un angolino tranquillo dove sedersi un poco, in attesa che passi la processione e la banda frastornante, quella sì che mi faceva tremare il cuore e la gola! In quel mondo di festa semplice ed ingenua mi sentivo coccolata e rassicurata dai volti di chi si soffermava a fare i complimenti ai miei per 'a picciriddra (la piccolina), dei tanti bacioni spiaccicati sulle gote paffute e delle improvvise "volate" in aria se per caso mi trovassi nelle vicinanze dei miei zii... Mi sentivo una piccola regina. E lo ero.