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![]() La Tarantella |
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Il nome "tarantella" non è altro che un semplice diminutivo della voce "taranta", termine dialettale più diffuso nelle regioni meridionali italiane per designare la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale. Dunque il ballo della tarantella è all'origine legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) o tendeva ad un esagerato dinamismo coreutico o ricorreva a terapie coreo-musicali che, mediante l'insistenza della pratica della danza, provocassero l'espulsione del veleno attaverso sudori ed umori. Per lo studio del fenomeno del tarantismo in Italia è fondamentale l'opera di Ernesto De Martino, "La terra del rimorso".

Un pò di Storia ...
Questi dolci Pasquali, tipici della celebrazione eucaristica greco – ortodossa, vengono ancor oggi prodotti, a livello artigianale, in svariate forme augurali: pesce, colomba, cestini, cavalli a seconda della zona di provenienza.
Le Cuzzupe o Cuculi esaltano un mix di gusti, emozioni, ricordi oramai svaniti che mescolano il sacro, il profano, e la cultura popolare.
Secondo alcune fonti, le uova sode inserite nella pasta, simboleggiano la Resurrezione, mentre per altre, la loro presenza era di buon auspicio alla fertilità, tant’è che si regalavano ai futuri suoceri in occasione della prima visita “ufficiale”.
Sono quindi l’inconfondibile gusto, la rarità e la tradizione che rendono questo dolce unico e imperdibile.

I mostaccioli - o, meglio, in dialetto calabro: "mustazzola" - sono biscotti a pasta piuttosto dura a base di farina, miele d'arancio e mosto cotto. Hanno le forme più svariate e sono decorati da carta stagnola colorata. Sono dei dolci tipici calabresi, che ancora oggi vengono prodotti nella zona di Soriano Calabro in provincia di Vibo Valentia. Pare che il nome derivi da "mustacea", una antica focaccia per sponsali preparata mescolando farina, mosto cotto, un condimento grasso, cacio, anice, cotta sopra foglie di lauro.
Alla loro diffusione in quella zona è legata una leggenda popolare secondo cui un monaco misterioso comparso improvvisamente e poi sparito li avrebbe offerti alla popolazione affamata di Soriano. Da qui, la convinzione che questi biscotti fossero un regalo di San Domenico, da allora protettore dei "mostazzolari", e il cui santuario di Soriano era, prima della distruzione a causa di un terremoto, meta di costanti pellegrinaggi. Grazie a questa leggenda, questi biscotti hanno assunto anche un significato religioso. Realizzati sotto forma di figure animali o parti del corpo umano venivano offerti come ex voto, alle chiese della zona, dove ancora oggi si possono ammirare .


Calabrisella mia
Mamma non mi mandari all’acqua sula
lu mulinare mi vuliva vasari
dicia c’a sugnu n’angiulu d’amuri
e ntantu mi vulia mbrusciuniari
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Calabrisella mia, calabrisella mia
Calabrisella mia facimmu ammuri
Turillalleru lalleru lalla
Sta calabresella muriri mi fa
*******************
Quando ti vitti all’acqua chi lavavi
lu me cori si r’iinchiu d’amuri
e mentri a la sipala i robbi iampravi
ieu ti rubbai lu meghiu muccaturi
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Calabrisella mia, calabrisella mia
Calabrisella mia facimmu ammuri
Turillalleru lalleru lalla
Sta calabrisella muriri mi fa
********************
Calabrisella mia, calabrisella mia
tutta bagnata r’acqua venia
dammi nu pocu r’acqua i sa lancedda
acqua non sindi runa a mmenza a via
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Calabrisella mia, calabrisella mia
Calabrisella mia facimmu ammuri
Turillalleru lalleru lalla
Sta calabrisella muriri mi fa
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Prima ricisti si e mò non voi
dimmi i cu ti schianti o bedda mia
ca si ti schianti di li genti toi
mbrazzu ti pigghiu e non ti lassu mai.